Qualche giorno fa mio figlio Andrea, iscritto al primo anno di Giurisprudenza, si è recato presso gli uffici giudiziari di Catanzaro (in foto) per andare a trovare una persona che lavora negli uffici amministrativi. Era entrato l’ultima volta in quel palazzo quando aveva 7 anni e venne a trovarmi nel mio ufficio di Sostituto Procuratore. Mi ha raccontato che si è emozionato nel vedere le aule di udienza, i processi in corso, gli uffici di cancelleria. Mi son venute in mente le emozioni che provai anche io quando, alla sua età, andavo a trovare mio padre negli uffici giudiziari di Castel Capuano. Dal mio ufficio di Catanzaro sono stato cacciato, dalla fretta di Stato del Ministro della Giustizia, nel settembre del 2008. Trasferito d’ufficio al Tribunale di Napoli, sez. Riesame. Non so che farà mio figlio nella vita, lo deciderà lui in autonomia. Mi auguro che non viva mai il tradimento delle sue emozioni. Lo strappo di un lavoro, nel mio caso la toga di PM in una sede di trincea, è la morte professionale, per il corpo una ferita troppo grande, mai guaribile. Non so che augurare a mio figlio, così come ai giovani che si possono avvicinare ad un mestiere così difficile ed affascinante. Negli ultimi mesi delle mie funzioni di Sostituto Procuratore ero ben consapevole, per l’immane attività di contrasto istituzionale che era stata consumata ai miei danni, che sarei stato colpito, fisicamente o professionalmente poco importa. Non so che augurare ad un giovane magistrato: se accettare le vie di uscita, senza cadere nell’illegalità, così come quando amici mi esortavano ad accettare ogni incarico, anche di grande prestigio che mi veniva offerto, ma di allontanarmi subito dalla Calabria per la mia incolumità; oppure, come feci io senza tentennamenti, di rimanere al proprio posto a lottare sino alla fine, costi quel che costi, in ossequio al giuramento costituzionale. So, però, quello che oggi dobbiamo fare, tutti noi e tutte noi che crediamo nella Giustizia e nei valori costituzionali: combattere per liberare il Paese, e la Politica e le Istituzioni in particolare, da corruzioni e mafie. In quel palazzo in fotografia – in cui giurai per la prima volta da magistrato nel 1995, con le lacrime di gioia agli occhi, e dal quale son dovuto scappare con le lacrime agli occhi di sofferenza – ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie la mafia, quella più forte e potente, l’ho toccata, quella che collude con magistrati, forze di polizia, politici, faccendieri, con il collante dei poteri occulti, nella specie massonerie deviate. In quel palazzo ci sono stati alcuni degli esecutori della fine di talune inchieste delicatissime che stavo conducendo e della mia morte professionale di PM. Ed erano quelli che dovevano tutelarmi. Sono certo, oggi come allora, che la vera emergenza nazionale è la presenza delle mafie nelle Istituzioni del nostro Paese. Ed è per questo che dalla fine di un sogno professionale è nato, da subito, un nuovo sogno, in altra veste istituzionale, ma sempre con gli stessi ideali e la stessa forza. Lavoriamo perché non accada agli altri quello che è accaduto a me e ad altri nella storia del nostro Paese. L’Italia libera dalle mafie è possibile, ma bisogna essere partigiani, schierandosi dalla parte giusta. Io, come sempre, ci sono e ci sarò.

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