Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, domenica ha dichiarato: «Se per salvare il paese in una situazione di emergenze dovesse servire la patrimoniale facciamola pure, purché riguardi il patrimonio delle persone e non delle aziende».

Molti si sono meravigliati che tale dichiarazione provenisse dal capo degli industriali, a me è sembrata solo una dichiarazione di buon senso. Aumentare le tasse ai ceti medi e poveri non è la medesima cosa che aumentare le tasse a chi ha grandi patrimoni.

A un ricco si toglierebbe un privilegio, uno dei tanti. Al ceto medio e povero invece si danneggerebbe pesantemente la qualità della vita; impedendogli, come a molti si è già impedito, di pagare il mutuo per una prima casa.

Oggi la patrimoniale viene percepita e richiesta dalla cittadinanza come un atto di equità e di armonia. Essere cittadini e appartenere alla medesima comunità nazionale vuol dire anche contribuire al risanamento del Paese in proporzione ai propri redditi, patrimoni e quindi capacità economiche.

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