Domenica sera ho partecipato a un dibattito a Vicenza in occasione dei dieci anni di lotta popolare No Dalmolin contro la base Nato. Si è parlato di beni comuni e di democrazia popolare. Abbiamo portato anche l’esempio del progetto di abbattimento delle Vele di Scampia e di rigenerazione urbana. Si è riflettuto che, dopo la caduta del muro di Berlino, a Napoli si realizza, nel 2017, la più imponente opera pubblica europea di riqualificazione delle periferie. L’aspetto più bello ed unico – almeno in Italia – è che il progetto porta tre firme: Comune di Napoli, Università Federico II di Napoli e Comitato Vele. Gli abitanti delle Vele sono protagonisti attivi del progetto, hanno disegnato il loro futuro. Nulla è calato dall’alto. Un nuovo rapporto tra spazio urbano e persone. Non mura che mortificano esistenze, ma spazi che accrescono la vitalità. Con l’abbattimento delle Vele si distrugge la politica della ghettizzazione, dei quartieri dormitori, delle gabbie di cemento che hanno, poi, prodotto grande disagio sociale. Nelle Vele abbiamo trovato degrado estremo ma anche estrema centralità umana nutrita da un’immensa voglia di riscatto. Le lotte popolari del Comitato Vele e degli abitanti hanno consolidato la nuova visione politica. Si abbattono le mura del blocco sociale per dare centralità alle periferie. La periferia diviene centrale. Laddove si abbatte si costruiranno alloggi degni, sedi istituzionali, centri di formazione ed istruzione, luoghi di produzione economica, impianti sportivi e parchi. Insomma la Città dimostra che si può passare dalla politica delle mura urbane e sociali alla politica degli spazi liberati. Una grande prova di liberazione contro l’oppressione. Oltre le mura ed oltre le restrizioni, finalmente spazi liberi che saranno vissuti con la passione della gente di Napoli.

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