Nei mesi scorsi, nell’assenza di dibattito pubblico, il Parlamento ha autorizzato la ratifica di due trattati: ESM/MES e Fiscal Compact, che ridurranno i poteri delle istituzioni nazionali e, conseguentemente, la possibilità per i cittadini di potere incidere sul proprio destino sociale e politico. Ancora di più dopo l’introduzione della modifica dell’art 81 della Costituzione senza coinvolgimento dei cittadini.

Il trattato ESM è stato presentato come “fondo salva-stati” senza che ne siano stati spiegati contenuto e conseguenze. Accadrà che una organizzazione finanziaria intergovernativa, sfruttando immunità, inviolabilità dei documenti ed altri privilegi, cercherà di assumere un ruolo centrale nella definizione della politica interna dei vari stati, incidendo anche sui principi fondativi della Costituzione. In cambio della concessione di finanziamenti, pretenderà di imporre “condizioni rigorose” i cui limiti e parametri sono sconosciuti, eccetto che alla stessa organizzazione. Così come il mancato versamento delle quote da parte dello Stato in difficoltà, autorizzerà l’ESM a sottoporlo ad una non meglio precisata “procedura di sorveglianza multilaterale”.

E’ evidente che si tratta di un accentramento del potere nelle mani di una entità al di fuori del circuito della rappresentanza e posta al di fuori delle istituzioni europee, che lucrerà sul debito delle nazioni in difficoltà. Basti pensare che l’accesso ai finanziamenti sarà subordinato anche al pagamento di interessi.

A ciò si aggiunga, inoltre, che il nostro paese ricorrerà all’emissione di titoli di debito pubblico per il pagamento delle rate da versare per l’adesione all’istituzione, dunque debito e interessi per ottenere altro debito e pagare altri interessi.Per comprendere la portata di tale scelta politica, basta osservare cosa sta accadendo in Grecia e in Spagna: qualcosa che accadrà anche in Italia. In questi paesi, infatti, la Troika (UE, BCE e FMI) sta concedendo aiuti in cambio della possibilità di potere applicare precise “condizioni” che mirano a far pagare ai cittadini lo scempio finanziario che ha messo in ginocchio l’economia reale. Si tratta di tagli alle pensioni, riduzione di dipendenti pubblici, tagli alla spesa, aumento dell’IVA e altre forme di austerità. Tutto questo per salvare le banche private.

In pratica, l’ESM consoliderà i poteri della Troika in un “binario” diverso rispetto alle istituzioni comunitarie.Da non sottovalutare il fatto che questa leadership dai contorni “oscuri” intende vincolare anche i governi futuri. E non potrebbe essere altrimenti visto che l’Italia si sta impegnando a versare ingenti risorse sottratte al welfare.Dunque i governi, anche quelli locali, rischieranno di cadere nell’impossibilità di attuare le volontà politiche dei cittadini: un vulnus per la democrazia.

E’ chiaro che si pongono serie questioni di legittimità costituzionale, perché nella sostanza si tratta di delegare la sovranità popolare ad una organizzazione non democraticamente eletta. La vendita del patrimonio pubblico è un aspetto strettamente interconnesso con tale disegno strategico: cosa potrebbe dare in cambio un paese “squattrinato” nell’ipotesi in cui non riesca a restituire il prestito o a pagare la quota di adesione, tenendo conto che non sono state nemmeno specificate le condizioni di uscita dall’ESM? In poche parole, lo Stato rischia di perdere lo status di istituzione sovrana e di vestire i “panni stracciati” di socio debole e di grande debitore.

In Germania, così come in maniera meno intensa in altre nazioni d’Europa coinvolte in tale progetto, si sta svolgendo una battaglia per la difesa della democrazia contro il trattato ESM. Parlamentari (soprattutto di Die Linke), intellettuali ed ex rappresentanti di alte cariche istituzionali (come l’ex ministro della Giustizia Herta Däubler Gmelin) hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale di Karlsruhe con l’appoggio di più di 12 mila cittadini. Inoltre, 172 economisti tedeschi hanno lanciato una iniziativa contro questo trattato invitando tutti a mobilitarsi.

In Italia la ratifica è passata nel silenzio generale. Per altro con una maggioranza trasversale che dimostra quanto sia forte il condizionamento delle banche, dal momento in cui, fra le altre cose, il fondo consente la ricapitalizzazione degli istituti bancari mediante gli stati. E’ necessario che si inizi un dibattito pubblico e che si faccia slittare l’adesione, anche aspettando l’esito della Corte tedesca che si esprimerà prossimamente.

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