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gennaio 2018

PRIMO PIANO

Penelope Cruz è stata accolta a Napoli – nel complesso di Santa Chiara – dalle ragazze e dai ragazzi dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli. L’ho vista affascinata, rapita dalla loro bravura. Ragazze e ragazzi, bambine e bambini bravissimi, talenti naturali che si esprimono grazie a coloro che ci hanno creduto. Sono ragazze e ragazzi difficili, con storie talvolta molto complicate. Con loro c’erano tante mamme. Curzio Malaparte scrisse che donne e giovani furono protagonisti della quattro giornate di Napoli, nel 1943, quando i napoletani cacciarono i nazisti e i fascisti. Adesso dobbiamo completare un’altra liberazione. Napoli è piena di orchestre giovanili, di artisti di strada, di laboratori teatrali, di associazioni e comitati, di movimenti e centri sociali, pullula di talenti. L’esplosione culturale surclassa senza dubbio l’esplosione dei proiettili. A Napoli la rivoluzione culturale è in fase molto avanzata, ma spesso la conoscenza di tutte queste belle storie stenta a sfondare la cappa del silenzio. Manca il racconto di Napoli. Mille concerti, mille spettacoli teatrali, centinaia di produzioni cinematografiche, decine di luoghi liberati dal degrado, migliaia di ragazzi sottratti alla devianza grazie al cuore ed all’impegno dei napoletani, fanno meno notizia di un proiettile. La notizia brutta gira veloce e potente e si alimenta dell’amplificazione strumentale contro la Città. È doveroso e giusto, invece, far sentire soprattutto il fragore della bellezza di queste storie affinché tanti altri ancora arrivino ad emulare le esperienze positive. A Napoli si può scegliere tra bene e male. Il male esiste, ma il bene è più potente. Il bello deve essere sempre più calamita per tanti e prospettiva di prosperità e lavoro. Militarizzare Napoli con la cultura è il migliore antidoto ad ogni forma di violenza e la migliore strada per creare lavoro e realizzare una comunità in cui si possa vivere sempre meglio.

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PRIMO PIANO

Mentre c’è chi parla – senza cervello, senza cuore, in modo rozzo e miserevole – di pericolo per la razza bianca – linguaggio che ricorda le leggi razziali di Hitler e Mussolini – a Napoli ci piace cantare Tutt’egual song’ ‘e criature, con i mille colori della nostra città. I bambini sono cittadini del mondo e tutti quelli che nascono a Napoli sono napoletani e, quindi, italiani e, quindi, europei, e, quindi, del mondo, luogo che è di tutti, nessuno escluso. Esistono le persone, tutte uguali e tutte diverse, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Senza gerarchie di pelle. Chi nasce nella nostra Terra è italiano, chi non garantisce questo diritto è un nemico della Costituzione. Chi respinge una persona in difficoltà è un egoista, chi aiuta una persona in difficoltà applica la Costituzione Repubblica nata dalla resistenza dei partigiani contro il nazifascismo. In questa settimana si ricordano gli stermini nei campi di concentramento, a cominciare da Dachau. Nei campi di concentramento torturavano e assassinavano, in particolare, ebrei, rom, omosessuali. Impediamo che, oggi, il mar mediterraneo diventi, nella storia, il più grande cimitero, in tempo di pace, di persone sol perché dalla pelle più scura della nostra.

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PRIMO PIANO

La settimana scorsa i bravi e coraggiosi Pubblici Ministeri di Palermo nella requisitoria in Aula nel processo sulla trattativa tra pezzi di Stato e cosa nostra hanno ricostruito alcuni fatti gravissimi ed inquietanti che, doverosamente, vanno ripresi. Paolo Borsellino viene ucciso – il 19 luglio del 1992 – perché aveva compreso le dinamiche stragiste all’origine della strage di Capaci ed anche perché aveva scoperto che mentre uomini dello Stato indagavano nella giusta direzione altri pezzi di Stato trattavano con la mafia. Borsellino sapeva che era arrivato il tritolo ma non si è fermato. Un eroe, un uomo i cui sentimenti ed ideali di giustizia erano più forti della paura. Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. Nel luglio del 1992 l’allora Ministro dell’Interno Nicola Mancino incontra Paolo Borsellino al Viminale pochi giorni prima della strage. Borsellino – è negli atti – rimane turbato da quell’incontro, ma Mancino – sentito in questi anni nelle indagini e nel processo – ha ricordi vaghi di quell’incontro. Il Pubblico Ministero Nino Di Matteo – magistrato che rischia la vita per i procedimenti penali di cui è titolare ed al quale va la mia più totale vicinanza e solidarietà – parla, nella requisitoria, di omertà istituzionale. Negli anni scorsi – durante le indagini sulla trattativa – Mancino interviene sui vertici del Quirinale interferendo – risulta dagli atti – sulle indagini dei magistrati. Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano. Ci sono riscontri e telefonate inquietanti. Purtroppo non tutto sapremo più perché le intercettazioni telefoniche, su input dello stesso Presidente Napolitano, verrano distrutte. Nella requisitoria emerge uno Stato spaccato a metà: mentre magistrati autonomi ed indipendenti cercano la verità sulla pagina più buia della nostra democrazia degli ultimi decenni, vertici dello Stato frappongono ostacoli alla giustizia. La coppia Mancino-Napolitano l’ho conosciuta bene da magistrato e ne ho sperimentato il loro modo di agire nei confronti della giustizia anche sulla mia pelle. Con esiti che hanno distrutto la mia professione e cambiato per sempre la mia vita, quella di molti miei collaboratori e delle nostre famiglie. Negli anni 2007-2008 Mancino era Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e Napolitano Presidente della Repubblica e, quindi, Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Svolgevo, all’epoca, le funzioni di Pubblico Ministero presso il Tribunale di Catanzaro. Mi furono scippate due inchieste delicatissime che stavano ricostruendo fatti gravissimi ed inquietanti sui rapporti tra criminalizzata organizzata, politica, istituzioni, economia e massoneria deviata. Il Ministro della Giustizia era Mastella, il quale chiese l’urgente mio allontanamento da Catanzaro e l’incompatibilità con le funzioni di PM. Il Ministro della Giustizia, vertici della Magistratura, Mancino ed il Presidente della Repubblica fermarono, in poche settimane, lavori ed inchieste, che si trovavano nella fase finale e decisiva, che avrebbero disvelato intrecci che coinvolgevano anche vertici dello Stato. Di questo ne ho le prove e non ho taciuto, da umile e determinatissimo servitore dello Stato. Le ho fornite, come prevede la legge, all’autorità giudiziaria competente, la Procura della Repubblica di Salerno. Sono stato verbalizzato per circa cento volte. Abbiamo ricostruito, nel dettaglio, anni ed anni di indagini e processi. Quando finalmente la verità comincia a venire a galla e magistrati autonomi e coraggiosi, in pool, depositano atti e provvedimenti scatta lo tsunami istituzionale che li ferma e li trasferisce in poche settimane. Chi decide di distruggere il percorso verso verità e giustizia condotta dai magistrati competenti per legge? Sempre il Consiglio Superiore della Magistratura, ai cui vertici si trovavano ancora Mancino e Napolitano. Sono rimasti i miei verbali, a cui nessuno ha più voluto dare seguito, dopo la forza distruttrice dello tsunami di Stato. La distruzione professionale di alcuni magistrati ha prodotto danni irreversibili alla giustizia. Ma la Storia non è finita. Negli anni molti di quei fatti criminali sui quali abbiamo lavorato, sacrificando le nostre vite, stanno emergendo. Per quanto mi riguarda, in altre vesti istituzionali, ho portato la stessa sete di giustizia e la stessa lotta per le verità. Dando potere al popolo – che attiverà la rivoluzione culturale necessaria – ed assumendoci ruoli di responsabilità nello Stato – l’alba è sempre più vicina – libereremo lo Stato da mafie e corruzioni affinché si conosca anche il putridume istituzionale che ha infangato la nostra Repubblica. L’Italia merita uno Stato che attui la Costituzione, libero da mafiosi, corrotti e persone che puzzano di compromesso morale e che si fanno scudo di una presunta ragion di stato, che non esiste, ma è solo la copertura dei loro sporchi interessi e miseri affari. Non smetterò mai di indignarmi. Grazie – da cittadino, da ex magistrato, da sindaco – alle donne e agli uomini dello Stato che, comunque e nonostante tutto, non mollano, con onestà e coraggio.

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PRIMO PIANO

In questi giorni stiamo lavorando anche per migliorare la macchina amministrativa per ottenere, da subito, risultati migliori per i servizi della nostra Città. Uniti, in una grande squadra. Per vincere tutte le sfide. Voglio, però, sottolineare che, nell’ultimo mese a Napoli, abbiamo battuto i nostri record per presenze turistiche ed offerte culturali. Un fiume di milioni di persone. La cultura è l’arma vincente. Grazie di cuore a tutti quelli che hanno contribuito a questo risultato senza precedenti nella storia della nostra Città. Sono record entusiasmanti se riflettiamo che sono stati raggiunti con pochissimi mezzi economici. Quindi, siamo solo all’inizio. Le migliaia di persone venute da fuori con cui mi sono intrattenuto a parlare in questo mese sono rimaste entusiaste di Napoli e dei napoletani, con tutti i problemi che conosciamo. Colpiti dalla bellezza complessiva della nostra Città, dal rapporto qualità/prezzo, dall’ospitalità, dall’umanità, dalla stessa solarità della nostra comunità. La nostra Napoli è ricca di energia. Non ci culliamo per nulla su questo successo della Città, merito del nostro Popolo, ma è solo maggiore responsabilità che pesa sulle nostre spalle e della comunità napoletana, per fare sempre meglio. Sono i sentimenti la forza dei nostri tempi. Solidarietà invece che rancore. Prendiamoci, quindi, tutti cura con amore della Nostra Terra.

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