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novembre 2017

PRIMO PIANO

Nei giorni scorsi ho partecipato a Reggio Calabria ad un importante seminario sui beni confiscati. Presenti diversi Sindaci del Sud. È sempre forte emotivamente per me ritornare in Terra di Calabria. Nel viaggio in treno verso Reggio mi sono soffermato ad incrociare i volti dei tanti pendolari. Un'immagine costante: su e giù per la tratta Roma-Reggio. Un tuffo nel passato quando viaggiavo su quei treni affollatissimi, con tanta gente, semplice, umile, vera, fiera che ho conosciuto in dieci anni di Calabria. Volti che raccontano storie, di sofferenza e di determinazione, ma anche di rabbia e di rassegnazione. Sui beni confiscati sono stato sempre in prima linea. Da magistrato quando per anni ho avuto la delega per le misure di prevenzione antimafia occupandomi di sequestri e confische. Da sindaco, anche della città metropolitana, per l'impulso forte che dò su confische e restituzione dei beni alla fruizione collettiva e sociale. È stata un'emozione forte visitare a Reggio Calabria lo studio legale dell'Avvocato Paolo Romeo, bene oggi confiscato. In quello studio per mesi disposi da pubblico ministero - in un'indagine per fatti di mafia che riguardava magistrati, politici, esponenti apicali delle istituzioni e le organizzazioni mafiose più potenti in città - un'intercettazione ambientale ed effettuai personalmente una perquisizione nel novembre del 2004. In quello studio, tra le varie conversazioni, ne intercettammo una in cui il sottosegretario alla giustizia condivideva con l'Avv. Paolo Romeo - già coinvolto nel passato in altri procedimenti penali - il discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario che avrebbe tenuto a Reggio Calabria. Dopo un paio di mesi che eseguimmo arresti e perquisizioni - inchiesta che ebbe eco fortissima - fu disposta un'ispezione da parte del Ministero della Giustizia. Dal gennaio 2005 fino alla fine del 2007 sono stato sotto ispezione senza soluzione di continuità - con riferimento alle numerose indagini di cui ero titolare - fino a quando non mi hanno tolto i procedimenti penali, strappato la toga di pubblico ministero e trasferito per incompatibilità ambientale. I collusi sono rimasti saldi al loro posto per continuare a delinquere ed io sono stato inviato a fare il giudice del Tribunale del Riesame a Napoli. Ci sono ora ritornato da Sindaco in quello studio legale, non senza commozione e qualche lacrima nascosta, il tempo ogni tanto si mostra galantuomo, da un male senza fine mi è nata la forza per reagire, per rialzarmi e per lottare senza sosta, oggi come allora, sempre per la Giustizia.

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PRIMO PIANO

Le prossime ore sono decisive per il futuro dei territori italiani, dei piccoli e dei grandi Comuni. Vedremo se Governo e Parlamento trasformeranno promesse ed impegni in norme. Ne va della coesione democratica e della sicurezza del nostro Paese. Norme che servono per soddisfare bisogni di rilevanza costituzionale e garantire servizi. È l'ora di sovvertire le priorità del legislatore. Cittadini e diritti costituzionali debbono venire prima degli interessi finanziari e delle spese per armi di distruzione di massa. Noi Sindaci siamo solamente megafoni ed altoparlanti delle sofferenze, dei bisogni, delle ansie, dei desideri ed anche della rabbia degli abitanti dei nostri territori. Nel frattempo l'Italia è ancora attraversata senza soluzione di continuità - da nord a sud - dalla questione morale: indagini ed arresti per corruzione, turbative d'asta, voto di scambio, mafie. In un Paese in cui il mercimonio è divenuto Sistema, noi dobbiamo lottare strenuamente e poi difenderci per attuare diritti costituzionali per i cittadini avendo contro gabbie normative e vincoli finanziari che ci impediscono di garantire servizi, sostenere le persone fragili, applicare la Costituzione. Il lavoro e la lotta sono assai duri, ma non abbiamo paura e non molleremo di un centimetro fino a quando non avremo raggiunto l'obiettivo.

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PRIMO PIANO

Una nave di profughi naufraghi è arrivata nei nostri mari: tante donne, giovanissime, morte. È una tragedia senza fine. Penso, con convinzione giuridica, che molti governanti dovranno essere chiamati a rispondere per crimini contro l'umanità ed anche concorso in genocidio. Reati, tra l'altro, perseguibili d'ufficio. A chi è in prima linea come noi, senza soldi e mezzi, tocca accogliere ed aprire il cuore agli ultimi, ai più deboli, a chi ha solo bisogno di cure e amore. Nel frattempo tragedie sociali, povertà crescenti, diritto al lavoro violato, cambiamenti climatici, servizi carenti, beni comuni in sofferenza, espongono territori, città, abitanti ed amministratori ad una situazione insostenibile. Ci avete lasciati senza soldi, norme e mezzi. Per colpa o dolo. La coesione sociale del nostro Paese è sempre più fragile. Nelle prossime ore vedremo se, finalmente, in zona cesarini, Governo e Parlamento dimostreranno di essere - nell'approvazione della manovra economica - dalla parte della gente, dei loro diritti e dei loro bisogni, oppure, per l'ennesima volta, colpevolmente sordi alle istanze legittime e giuste dei territori, dei loro abitanti e dei rappresentanti democraticamente eletti. Vedremo se penseranno solo ad armi, manager bancari ed opere pubbliche inutili, oppure a coloro che hanno bisogno e sete di giustizia. Ne va della tenuta democratica dell'Italia. Non ci sono scuse plausibili. Se ancora una volta i denari e le norme andranno nella direzione non dei diritti costituzionali, della giustizia sociale, dell'uguaglianza, vorrà dire che, dolosamente, la politica nazionale si renderà responsabile di una rottura sociale ed istituzionale senza precedenti. Noi siamo, comunque, pronti ad ogni scenario. Perché siamo abituati alla sofferenza ed al combattimento. Sta a Roma decidere. Noi lottiamo sempre, senza mai mollare, su tutti i fronti, nella consapevolezza che sarà, comunque, il popolo, progressivamente, a rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona umana. Chi ostacola giustizia, uguaglianza, solidarietà ed attuazione dei diritti costituzionali, verrà rimosso, con le armi della democrazia, per la Repubblica e per il Popolo.

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